Tributario
ACCESSI FISCALI: le verifiche brevi
Il decreto sviluppo porta delle novità in tema di accessi fiscali. Il periodo di permanenza degli ispettori (Entrate e Guardia di finanza) presso le imprese in contabilità semplificata e i lavoratori autonomi non può durare più di 30 giorni complessivi in tutto, contro gli attuali 60, e dovrà essere effettuato un coordinamento con tutti i soggetti che eseguono controlli, a livello statale e locale, per evitare duplicazioni. La norma chiarisce che si parla di permanenza effettiva, e non di durata della verifica, e introduce una sanzione disciplinare per i dipendenti che non la rispettino. Così stante le cose è ipotizzabile che le verifiche verranno svolte sin dall’inizio presso gli uffici dell’amministrazione; è necessario, allora, che le Entrate e la GdF introducano regole precise anche per i controlli da svolgere presso gli uffici. Le nuove regole non trovano applicazione se la GdF opera come polizia giudiziaria, per cui una volta eseguito l’accesso, e constatate violazioni astrattamente costituenti reato tributario, i militari possono farsi delegare dall’Autorità giudiziaria a proseguire l’attività ispettiva che, non essendo più amministrativa, è svincolata da ogni regola circa la durata.
DICHIARAZIONI: è impugnabile il diniego all’interpello sulle società di comodo
E’ ammesso ricorso contro il diniego opposto dall’Ufficio all’istanza di interpello con cui si richiede la disapplicazione della normativa relativa alle società di comodo. La Commissione tributaria regionale di Bari lo afferma nella sentenza n. 71 depositata l’11 maggio scorso. Secondo le Entrate, invece, il diniego non è ricorribile in quanto lo stesso non rientra nell’elenco degli atti impugnabili (art. 19, DL 546/92 e circolare 5/2007). In merito, il Collegio ha rilevato che la leggibilità dell’elenco è stata recentemente rivista dalla Cassazione, affermando che al giudice tributario sono attribuite tutte le pretese afferenti alla materia tributaria, indipendentemente che le stesse siano riportate dagli atti indicati nel citato art. 19. Un’ulteriore ratio a favore del ricorso è data dal fatto che l’inammissibilità dello stesso potrebbe ledere il diritto di difesa del contribuente e il principio di capacità contributiva, visto che diversamente il contribuente dovrebbe pagare per poi richiedere il rimborso.
CASSAZIONE: cartella di pagamento nulla se si cambia residenza
La cartella di pagamento può essere fermata dal cambio di residenza. E’ illegittimo notificare l’accertamento a un indirizzo diverso da quello di residenza. La Cassazione ha accolto un ricorso in merito affermando che, ai fini delle notificazioni degli accertamenti, i cambi di residenza del contribuente hanno effetto “dal momento dell’avvenuta variazione e non dal sessantesimo giorno successivo”. Quindi anche una notifica fatta solo alcuni giorni dopo il cambio di indirizzo è da ritenersi nulla (Cass. sentenza 26542/08).
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