Cassazione

CASSAZIONE: accertamento di rapporto subordinato e determinazione della retribuzione

giovedì, aprile 14th, 2011 | Lavoro | Nessun commento

Secondo la sentenza di Cassazione (n. 5552 del 9 marzo 2011), accertata in giudizio l’esistenza di un rapporto di lavoro subordinato contro la qualificazione del rapporto inquadrato in modo autonomo dalle parti, in base al principio dell’assorbimento, ai fini della determinazione del trattamento economico dovuto si deve considerare nel suo complesso quanto in concreto sia stato già corrisposto al lavoratore, e porlo a raffronto con il trattamento minimo dipendente dalla corretta qualificazione del rapporto. Detto principio non comporta, tuttavia, che, ove si accerti che il compenso pattuito dalle parti era superiore a quello minimo previsto dal contratto collettivo, il lavoratore debba necessariamente restituire tale eccedenza, ove ciò sia richiesto dal datore di lavoro.

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CONTRIBUTI PREVIDENZIALI: il concordato fatto dal professionista limita le pretese della Cassa sul maggior reddito

giovedì, aprile 14th, 2011 | Lavoro | Nessun commento

L’adesione al concordato fiscale preventivo biennale da parte di un professionista, e i suoi effetti sulla posizione contributiva sono al centro dalla sentenza 8464/11 della Cassazione, Sezione Lavoro. Il caso riguarda un commercialista che aveva impugnato i comunicati emessi nell’estate del 2004 dalla Cassa professionale. Nei comunicati veniva esposto dall’Istituto di non volersi attenere all’esito dei concordati per quantificare il dovuto degli iscritti. In particolare, il commercialista chiedeva di applicare anche alla Cassa la disposizione (art. 33 legge 326/2003) secondo cui “sul reddito che eccede quello minimo determinato secondo le modalità di cui al comma 4 non sono dovuti contributi previdenziali per la parte eccedente il minimale reddituale”. La Cassa controbatteva rigettando la domanda e riservandosi la possibilità di recuperare i contributi non versati dal ricorrente. Secondo la Corte, “le conseguenze dell’infedele comunicazione derivano dalla legge e, come tali, vincolano anche l’Ente previdenziale”. La controversia si concluderà ora in Appello a Torino che dovrà definire l’esito.

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CASSAZIONE: le “vecchie” parcelle non danno diritto alla pre-deduzione IVA

mercoledì, aprile 13th, 2011 | PROCEDURA FALLIMENTARE | Nessun commento

La sentenza della Cassazione (n. 8222 depositata ieri 11 aprile 2011) conferma il principio secondo il quale la prestazione professionale resa nei confronti di un soggetto successivamente fallito non consente la rivalsa dell’Iva in pre-deduzione. Secondo la Corte è necessario verificare se il credito vantato rientri o meno nei cosiddetti crediti di massa da soddisfare in pre-deduzione. Fino alle modifiche alla normativa fallimentare, detti crediti si individuano tra quelli sorti nei confronti della gestione del fallimento come spesa o come credito di amministrazione o, anche, come credito inerente all’esercizio provvisorio dell’impresa. La sentenza sottolinea che il profilo determinante non è l’elemento temporale ma quello funzionale, se sono, cioè, riferiti a costi assunti nell’interesse dei creditori concorsuali per il conseguimento degli scopi dell’esecuzione collettiva. L’emissione della parcella all’atto della ricezione del pagamento è solo una facoltà riconosciuta al prestatore di servizi, che può anche scegliere di fatturare, registrando la relativa imposta, al momento della prestazione del servizio. Essendo tale, non sposta in avanti il momento del credito di rivalsa e, comunque, non lo trasforma in credito di massa in caso di fallimento del debitore.

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CASSAZIONE: l’imposta di registro si riscuote soltanto con il ruolo

martedì, marzo 22nd, 2011 | Notizie Fiscali | Nessun commento

Secondo la sentenza di Cassazione n. 3956/11, l’imposta di registro contenuta negli atti di rettifica divenuti definitivi si riscuote con il ruolo e non con gli avvisi di liquidazione, con la conseguenza che i tempi a disposizione per la riscossione sono più brevi e, se non rispettati, fanno decadere la pretesa erariale.. Il caso prende origine da un contenzioso contro l’allora ufficio del registro relativo a un avviso di rettifica per registro e Invim. Il ricorso veniva rigettato dalla Ctp nel 1998, diventando definitivo nel 1999 per mancato appello dei ricorrenti; l’avviso di liquidazione, invece, era notificato nel 2002. Avverso detta notifica i contribuenti ricorrevano in Ctp per contestare modalità e tempi della riscossione. A loro avviso, il ruolo si sarebbe dovuto formare entro il 31 dicembre 2001 (secondo anno) e non l’anno dopo (terzo anno). Questa tesi veniva però rigettata dalla Ctp mentre la Ctr dava ragione ai contribuenti. A questo punto, l’amministrazione finanziaria ricorreva in cassazione, che, però, confermava il giudizio di secondo grado sia sulla corretta identificazione del tipo di atto da utilizzare per la riscossione sia per i termini applicabili. Nella sentenza citata, la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso per formazione di giudicato esterno. Il ruolo era stato formato sulla scorta della prima sentenza che la Commissione tributaria provinciale competente aveva reso nel 2003 confermando la legittimità dell’avviso di liquidazione; il ruolo, però, risultava essere illegittimo in quanto, nel frattempo, il collegio tributario d’appello aveva annullato l’avviso di liquidazione, che era il presupposto su cui il fisco aveva proceduto all’iscrizione.

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CASSAZIONE: parere sul bollo auto nel leasing

lunedì, febbraio 28th, 2011 | Notizie Fiscali | Nessun commento

L’ordinanza di Cassazione 3298/11 si inserisce nel dibattito annoso del bollo auto nel leasing. La questione è incentrata sulla potestà tributaria e la riscossione coattiva, in caso di inadempimento, da parte dell’ente impositore. E’ acclarato che il soggetto su cui grava il bollo auto, nei casi di contratti di leasing nell’ambito dell’autonomia contrattuale delle parti, sia l’utilizzatore. Il parere espresso dalla Corte pone uno spartiacque: fino all’entrata in vigore della legge 99/2009 (15 agosto 2009) il soggetto passivo della tassa deve essere considerato la società di leasing; dopo le modifiche intervenute con l’articolo 7, comma 2, della legge citata, la soggettività passiva ricade sull’utilizzatore, senza alcun vincolo di solidarietà della società di leasing.

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CASSAZIONE: sono validi i ricorsi consegnati al fisco in copia

mercoledì, febbraio 23rd, 2011 | Notizie Fiscali | Nessun commento

La Cassazione salva i ricorsi notificati all’amministrazione mediante consegna di fotocopia dell’atto (ordinanza n. 4315 depositata il 22 febbraio 2011). La norma prevede (art. 22 Dl 546/1992), a pena di inammissibilità, che nel caso in cui il ricorso venga notificato mediante raccomandata a/r o mediante consegna diretta da parte del contribuente, all’Ufficio vada l’originale dell’atto, mentre alla Commissione venga depositata la copia, munita però di attestazione da parte del ricorrente di conformità a quell’originale consegnata precedentemente alla controparte. La Commissione và in controtendenza ritenendo di tutelare le parti in posizione di parità, evitando irragionevoli sanzioni di inammissibilità. Secondo i giudici la procedura cd “rovesciata” del procedimento, con consegna dell’originale e della copia dell’atto, non provoca una nullità insanabile in cui si sostanzia l’inammissibilità, per il solo fatto che l’Amministrazione ha avuto comunque la possibilità di riscontrare l’esistenza della firma della parte nell’atto in fotocopia consegnato all’Ufficio, attraverso l’esame dell’originale esistente presso la segreteria della Commissione tributaria.

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CASSAZIONE: risparmiatore tutelato dagli illeciti del promotore

giovedì, gennaio 27th, 2011 | Sentenze | Nessun commento

Secondo il principio di responsabilità solidale, i risparmiatori sono tutelati contro gli illeciti dei promotori finanziari. L’intermediario non può sottrarsi al pagamento del danno sostenendo che la protezione offerta dalla legge è limitata ai prodotti finanziari della Sim. Il risarcimento al risparmiatore è comunque dovuto. Il caso è trattato dalla sentenza della Cassazione n. 1741 depositata il 25 gennaio; nella fattispecie è condannato, anche in termini penali, il promotore per aver convinto il cliente ad investire somme rilevanti all’estero con versamenti in assegni alla banca fiduciaria ed una società di San Marino. La Cassazione osserva che il nostro impianto normativo tende a rafforzare le garanzie del risparmiatore a fronte di un rapporto tra intermediario e promotore, dove il primo di avvale del secondo nell’organizzazione di impresa. L’intermediario non può sgravarsi delle responsabilità e neppure addossare al risparmiatore l’onere della scelta, che a suo avviso va effettuata in investimenti di prodotti dello stesso intermediario.

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CASSAZIONE: il licenziamento della lavoratrice madre

martedì, gennaio 25th, 2011 | Lavoro | Nessun commento

La Cassazione, con la sentenza n. 24349/2010, interviene sul licenziamento della lavoratrice madre. Si legge: “il licenziamento ingiustificato, in quanto privo di giusta causa, della lavoratrice madre nel periodo di divieto previsto dalla legge è nullo ai sensi dell’art. 54 comma 5 D.Lgs. n.151/01. A tale nullità consegue la prosecuzione del rapporto di lavoro nonostante il licenziamento ed il diritto della lavoratrice alle retribuzioni”.

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INPS: il versamento di contributi insufficienti alla Gestione Separata

lunedì, gennaio 10th, 2011 | Lavoro | Nessun commento

Per la Cassazione (sentenza n. 22747/2010), in relazione al versamento insufficiente di contributi alla gestione separata da parte di lavoratori autonomi, il D.M. 2 maggio 1996, n. 282 va interpretato secondo due indirizzi: in caso di soggetto pensionato in diversa gestione non si ha il diritto alla restituzione, dal momento che i contributi vengono utilizzati per la formazione della pensione supplementare; viceversa, nel caso di soggetto non pensionato presso diversa gestione si potrà ottenere la restituzione dei contributi laddove ne ricorrano le ulteriori condizioni prescritte.

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ACCERTAMENTO: le indagini bancarie

venerdì, dicembre 31st, 2010 | Notizie Fiscali | Nessun commento

Con l’ordinanza n. 23428/10 la Cassazione chiarisce che il fisco può esaminare i movimenti bancari del contribuente a condizione di discernere tra le operazioni effettivamente riferibili all’attività di impresa e quelle, invece, riconducibili alla vita familiare. La vicenda trae spunto da un accertamento Irpef con contributi da versare al servizio sanitario nazionale per maggiori somme derivanti da indagini bancarie presso una società di cui il contribuente era socio e consigliere delegato. Le somme imputate al soggetto (contribuente), secondo la ricostruzione dei giudici d’appello, erano state, parte depositate dalla moglie dell’imprenditore, e, quindi, non potevano incidere nell’accertamento nei confronti del marito, parte derivavano dalla vendita di un suolo ricevuto in donazione, parte provenivano da fatture emesse regolarmente dichiarate. La Corte ha ritenuto esatto l’iter logico-giuridico che riconduceva i movimenti bancari presi in considerazione all’ambito familiare, anzichè all’attività professionale, dando torto all’Ufficio sulle motivazioni che avevano fatto scattare l’accertamento.

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LAVORO DOMESTICO: per la Cassazione è lavoro subordinato

mercoledì, dicembre 22nd, 2010 | Lavoro | Nessun commento

Secondo la Cassazione, chiamata in causa dal ricorso di un’immigrata per il riconoscimento del Tfr e di altre indennità economiche derivanti da un rapporto di lavoro subordinato presso una famiglia, lo scambio di prestazioni domestiche fornite da una straniera estranea alla famiglia, in cambio di vitto alloggio e una seppur modesta retribuzione, configura un rapporto di lavoro subordinato con tutti i diritti che ne conseguono. La sentenza, depositata il 20 dicembre 2010 dalla sezione lavoro, contraddice quanto asserito in precedenza dal Tribunale e dalla Corte d’appello che avevano respinto l’istanza della colf accogliendo invece la posizione dei datori di lavoro, che sostenevano di aver preso la donna in famiglia per motivi umanitari e di averle offerto ospitalità e un contributo di 400mila lire al mese in cambio di un aiuto in casa. Il rapporto non è configurabile come “rapporto alla pari” come regolato dalla legge 304 del 1973. Secondo il Supremo collegio le prestazioni fornite dall’immigrata erano quelle tipiche del lavoro domestico.

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CASSAZIONE: il litisconsorzio si applica anche alle associazioni di professionisti

giovedì, dicembre 9th, 2010 | Lavoro | Nessun commento

L’ordinanza di Cassazione (n. 24674 depositata ieri) stabilisce che regole sul litisconsorzio necessario si applicano anche alle associazioni tra professionisti; l’immediata conseguenza è che un procedimento instauratosi nei confronti di un associato, per maggior reddito contestato all’associazione, deve essere esteso a tutti gli altri interessati (associati e associazione). Il caso parte dal ricorso di un socio di uno studio associato contro il maggior reddito addebitatogli in conseguenza di una rettifica eseguita all’associazione. Secondo l’amministrazione l’accertamento relativo al reddito di associazione tra professionisti interessava necessariamente tutti gli altri soci e la stessa associazione. E la Corte ha condiviso la tesi della sussistenza del litisconsorzio necessario: in particolare, nel caso esaminato, trova applicazione il principio espresso dalle Sezioni unite della Cassazione (sentenza 14815/2008) in tema di litisconsorzio necessario tra soci e società di persone, applicabile, per identità di situazioni, anche alle associazioni tra professionisti.

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CASSAZIONE: licenziamento per giusta causa

giovedì, dicembre 9th, 2010 | Lavoro | Nessun commento

La Cassazione (sentenza n. 22170/2010) si esprime sul caso di licenziamento per giusta causa e sulla proporzionalità fra infrazione e sanzione. In particolare, il giudizio sul licenziamento, ai fini della proporzionalità fra fatto addebitato e recesso, è influenzato da ogni comportamento che, per la sua gravità, faccia venir meno la fiducia del datore di lavoro al punto da fargli ritenere che la continuazione del rapporto possa recare un pregiudizio per gli scopi aziendali, essendo determinante l’influenza che sul rapporto di lavoro sia in grado di esercitare il comportamento del lavoratore quando appaia suscettibile di condizionamento alla correttezza dell’adempimento, e denoti una scarsa inclinazione ad attuare diligentemente gli obblighi assunti. Il giudice di merito deve valutare la congruità della sanzione espulsiva tenendo conto di ogni aspetto concreto della vicenda processuale, dando un apprezzamento unitario e sistematico della sua gravità rispetto ad un’utile prosecuzione del rapporto di lavoro, assegnandosi a tal fine preminente rilievo alla configurazione che delle mancanze addebitate faccia la contrattazione collettiva, ma pure all’intensità dell’elemento intenzionale, al grado di affidamento richiesto dalle mansioni svolte dal dipendente, alle precedenti modalità di attuazione del rapporto, alla sua particolare natura e tipologia.

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CASSAZIONE – PROFESSIONISTI: l’obbligo Irap non scatta semplicemente per il possesso di un grande studio

domenica, novembre 28th, 2010 | Notizie Fiscali, Sentenze | Nessun commento

L’ordinanza n. 23155 depositata il 16 novembre 2010 torna sul tema Irap. La pronuncia sostiene che il semplice possesso di uno studio da parte di un professionista non costituisce bene strumentale eccedente il minimo e non è condizione sufficiente per determinare l’assoggettamento all’imposta, sono i giudici di merito che devono accertare, di volta in volta, se lo studio, per le sue caratteristiche: ubicazione e dimensione, possa essere considerato valore di bene strumentale minimale o meno. La pronuncia tra e origine dal ricorso per cassazione di un avvocato il quale impugnava la sentenza della Ctr che aveva ritenuto il possesso dello studio di 100 mq. un elemento sufficiente per assoggettare a Irap. La Cassazione, accogliendo il ricorso del contribuente, ha ritenuto giuridicamente errata l’affermazione della Ctr nella parte in cui ha reputato sussistere una pur minima struttura organizzata costituita appunto dal possesso dello studio, distinto dall’abitazione, di 100 mq; ha invece ricordato, che i presupposti dell’Irap siano costituiti dal possesso di beni strumentali eccedenti il minimo indispensabile per l’esercizio della professione, ovvero dall’avvalersi in modo non occasionale di lavoro altrui. Il caso sarà ora all’esame di un’altra sezione della stessa Ctr che dovrà accertare se lo studio, per ubicazione e dimensioni, possa essere considerato valore di bene strumentale minimale.

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CASSAZIONE: contributi Inps anche ai clandestini extracomunitari

lunedì, novembre 15th, 2010 | Lavoro | Nessun commento

La Corte di Cassazione nella Sentenza n. 22559 del 5 novembre 2010 afferma che i contributi INPS devono essere versati dall’azienda al lavoratore extracomunitario, anche se clandestino. Nelle prestazioni di lavoro rese da cittadini extracomunitari senza permesso di soggiorno, l’illegittimità del contratto per la violazione di norme imperative del Testo Unico sull’immigrazione non esclude l’obbligo retributivo e contributivo a carico del datore di lavoro. Il verbale di accertamento inviato dall’INPS per mancato versamento dei contributi per i lavoratori extracomunitari impiegati senza permesso di soggiorno è lecito, in quanto, anche se è commesso il reato di aver favorito la permanenza di clandestini nel territorio della Stato, non impedisce l’emersione degli effetti propri del contratto di lavoro e l’obbligo di pagare i contributi evasi.

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CASSAZIONE: il reato penale di chi non versa l’Iva dovuta da dichiarazione si conferma il 27 dicembre

lunedì, novembre 8th, 2010 | Sentenze | Nessun commento

Gli omessi versamenti Iva da dichiarazione annuale devono essere effettuati entro il 27 dicembre dell’anno successivo alla presentazione del modello. Lo si legge nella sentenza n. 38619 depositata il 3 novembre scorso della III sezione penale della Corte di Cassazione. La decisione deriva dal riferimento all’art. 10 ter DL 74/2000 introdotto dall’art. 35 DL 35/2006: chiunque non versa l’Iva dovuta risultante dalla dichiarazione annuale, per importi superiori a 50 mila euro, entro il termine per il versamento dell’acconto relativo al periodo s’imposta successivo incorre nel reato penale punibile con la reclusione da sei mesi a due anni. La sanzione penale può essere evitata se, prima dello spirare del termine indicato, il contribuente moroso versa anche parte dell’imposta dovuta in modo da scendere sotto la soglia dei 50 mila euro. Se il versamento viene effettuato dopo il termine, magari in coincidenza dell’avviso bonario emesso dall’Agenzia delle entrate, si beneficerà di uno sconto di pena fino alla metà e non si applicheranno le pene accessorie.

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CASSAZIONE: il riconoscimento del rapporto di associazione in partecipazione

venerdì, ottobre 29th, 2010 | Lavoro, Notizie Fiscali, Sentenze | Nessun commento

Secondo la Corte di Cassazione – sentenza n. 19833 del 20 settembre 2010 – un rapporto di associazione in partecipazione è riconosciuto grazie alla indefettibile presenza del fattore di rischio assunto dall’associato, la cui remunerazione dell’attività lavorativa dipende da un parametro variabile (vedi il risultato netto dell’esercizio), con la conseguente assunzione del rischio di partecipare alle perdite, nonché il concreto esercizio della facoltà di controllo dell’andamento economico dell’azienda e l’effettuazione periodica dei conguagli nell’ipotesi di corresponsione anticipata di acconti.

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CASSAZIONE: la prestazione di garanzia per la compensazione IVA per i gruppi

domenica, ottobre 24th, 2010 | Notizie Fiscali, Sentenze | Nessun commento

Con la sentenza 21515 depositata il 20 ottobre 2010, la Corte di Cassazione ha affermato che non è necessaria la prestazione di garanzia in caso di compensazione IVA infragruppo se il credito d’imposta della società è divenuto incontestabile. La funzione di garanzia viene meno se accertato che non sussiste l’infedeltà della dichiarazione fiscale e non ha alcuna giustificazione giuridica una volta individuati con esattezza debiti e crediti, perché manca il rischio per l’erario. Il caso vede contrapposta l’Agenzia delle entrate, che richiedeva il pagamento dell’IVA di una società facente parte di un gruppo in capo al quale aveva compensato il debito di una con il credito dell’altra, senza aver prodotto la garanzia entro i termini di legge. La cartella con le relative sanzioni per omesso versamento veniva annullata perché era decorso il termine per la rettifica della dichiarazione. Per i giudici di merito la ragione fondamentale risiede nel fatto che il contribuente vantava un credito d’imposta, divenuto incontestabile, da opporre validamente in compensazione. La pretesa dell’amministrazione, secondo la Cassazione era divenuta inesigibile, anche se originariamente legittima, considerato che il contribuente era tenuto a versare una somma pari all’IVA a debito entro il termine di presentazione della dichiarazione annuale, non avendo prestato idonea garanzia. Tuttavia, l’impossibilità di controllare la dichiarazione e la certezza delle posizioni di credito e debito comportavano l’inesigibilità del tributo richiesto con interessi e sanzioni.

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La Corte di Cassazione (sentenze n. 21122, 21123 e 21124 depositate ieri) torna a parlare di IRAP e piccole imprese. Il piccolo imprenditore, se sprovvisto di autonoma organizzazione, può risultare non soggetto all’IRAP. All’uopo viene ricordata l’apertura già fatta per le attività ausiliarie come quelle di agente di commercio e di promotore finanziario (sentenze n. 12108 e 12111 del 2009), nei casi in cui per queste attività non sussista il requisito dell’organizzazione autonoma. Questo principio, secondo la Corte, deve essere applicato anche per le attività che possono essere inquadrate tra quelle dei piccoli imprenditori, in base all’articolo 2083 del Codice civile; risultano tali: i coltivatori diretti del fondo, gli artigiani, i piccoli commercianti e coloro che esercitano un’attività professionale organizzata prevalentemente con il lavoro proprio o dei componenti della famiglia. In questi casi è evidente la non assoggettabilità al tributo, diversamente dagli imprenditori dove l’elemento dell’organizzazione deve considerarsi connaturato alla nozione di impresa.

domenica, ottobre 24th, 2010 | Notizie Fiscali, Sentenze | Nessun commento

Con il precedente articolo, abbiamo detto sulla conclusione data dalla Corte di Cassazione circa l’identificazione del “piccolo imprenditore”, colui che organizza la propria attività con il suo lavoro e quella dei familiari, ai fini IRAP, comprendendo nell’esenzione dall’imposta i soggetti, sia professionisti, artigiani o commercianti, ecc. senza un’autonoma organizzazione. Sinteticamente l’assoggettamento all’IRAP dipende solo ed esclusivamente dalla dotazione di beni messa in campo e dall’utilizzo non saltuario dell’opera di terzi. In attesa che l’Agenzia prenda atto delle parole della Cassazione, e che il legislatore si decida a definire in modo chiaro e definitivo l’area di applicabilità soggettiva dell’imposta le conseguenze sono: per il futuro, la non presentazione della dichiarazione IRAP, tranne nell’ipotesi in cui questa sia necessaria per il recupero degli acconti versati in corso d’anno. A novembre di quest’anno sarà possibile evitare il versamento del secondo acconto; per il passato, la dichiarazione integrativa ovvero istanza di rimborso in base all’articolo 38 del DPR 602/73, nel caso in cui si voglia recuperare le somme pagate negli ultimi anni. In un caso e nell’altro, è possibile che l’organizzazione del contribuente divenga elemento di contenzioso con l’Agenzia delle entrate, solo che il contenzioso non si baserà più sul tipo di attività svolta, bensì sul come l’attività è svolta, con un importante corollario: è chi agisce in giudizio ad avere l’onere della prova, per cui spetta al contribuente in sede di rimborso e all’ufficio in sede di accertamento.

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IRAP: per le mini-imprese valgono gli stessi criteri dei lavoratori autonomi

domenica, ottobre 24th, 2010 | Notizie Fiscali | Nessun commento

La Corte di Cassazione (sentenze n. 21122, 21123 e 21124 depositate ieri) torna a parlare di IRAP e piccole imprese. Il piccolo imprenditore, se sprovvisto di autonoma organizzazione, può risultare non soggetto all’IRAP. All’uopo viene ricordata l’apertura già fatta per le attività ausiliarie come quelle di agente di commercio e di promotore finanziario (sentenze n. 12108 e 12111 del 2009), nei casi in cui per queste attività non sussista il requisito dell’organizzazione autonoma. Questo principio, secondo la Corte, deve essere applicato anche per le attività che possono essere inquadrate tra quelle dei piccoli imprenditori, in base all’articolo 2083 del Codice civile; risultano tali: i coltivatori diretti del fondo, gli artigiani, i piccoli commercianti e coloro che esercitano un’attività professionale organizzata prevalentemente con il lavoro proprio o dei componenti della famiglia. In questi casi è evidente la non assoggettabilità al tributo, diversamente dagli imprenditori dove l’elemento dell’organizzazione deve considerarsi connaturato alla nozione di impresa.

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