Cassazione

IRAP: nuova sentenza a favore dei professionisti

mercoledì, dicembre 28th, 2011 | Lavoro, Notizie Fiscali | Nessun commento

Sindaci esonerati dall’IRAP, così si esprime la Cassazione (sentenza n. 27983 depositata il 21 dicembre 2011). Secondo i giudici non sono assoggettati all’imposta regionale i redditi derivanti dagli uffici di amministratore, sindaco o revisore di società. I professionisti che esercitano attività di questo tipo, potranno scorporare dal proprio imponibile le somme ricevute in corrispondenza di tali incarichi. La Cassazione ha fondato la sentenza sul secondo comma dell’art. 49 del TUIR in base al quale i redditi derivanti dagli uffici di amministratore, sindaco o revisore di società sono assimilati a quelli di lavoro dipendente. Il decreto IRAP, invece, fa riferimento al primo comma dello stesso articolo per la determinazione della base imponibile.

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Le presunzioni semplici: il consumo di energia certifica l’esistenza dell’attività

sabato, ottobre 29th, 2011 | Notizie Fiscali | Nessun commento

Dal caso di un artigiano, che dopo la cessazione dell’attività continuava a consumare, nel capannone dove era la sede della sua azienda, l’energia elettrica con il medesimo consumo di quando l’attività era in essere, la Cassazione (sentenza n. 22242/11 del 26 ottobre 2011) ha dichiarato legittima la presunzione di prosecuzione di attività in evasione di imposta da parte dell’Ufficio fiscale. La Suprema Corte ha evidenziato che in presenza di omessa presentazione della dichiarazione, la quantificazione dei ricavi può essere fatta sulla base di presunzioni semplici prive dei requisiti di gravità, precisione e concordanza.

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La Corte di Cassazione addebita le spese per l’annullamento dell’atto impositivo all’Agenzia delle entrate

giovedì, ottobre 27th, 2011 | Notizie Fiscali | Nessun commento

La sentenza della Cassazione – sezione prima (n. 21963 del 24 ottobre 2011) “addebita” i costi per la consulenza sostenuta dal contribuente, necessarie per ottenere l’annullamento dell’atto impositivo all’Agenzia delle entrate.  Il caso: un contribuente, per ottenere l’annullamento di un atto ritenuto illegittimo in autotutela, sosteneva le spese di onorario per l’assistenza del suo commercialista. In relazione a questa parcella, avendo anche avuto ragione sull’Agenzia, il contribuente si rivolgeva al giudice di pace per ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali rappresentati proprio dal compenso pagato al commercialista. Vane sono state le eccezioni addotte dall’’Agenzia in Cassazione; in merito all’autotutela sosteneva l’assenza di un obbligo per l’amministrazione di procedere in tale direzione, con la conseguente impossibilità di configurare una colpa dell’ufficio. La Corte ha respinto il ricorso dell’Agenzia evidenziando che non era in discussione il diritto del contribuente di ottenere l’autotutela, ma il danno patito dallo stesso per effetto dell’atto illegittimo; poiché per rimuovere tale provvedimento egli ha dovuto sostenere delle spese, chi ha cagionato tale danno (l’Agenzia) deve risarcirlo.

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IRAP: la Cassazione si pronuncia ancora in due direzioni diverse

mercoledì, ottobre 12th, 2011 | Notizie Fiscali | Nessun commento

La Cassazione si pronuncia ancora con due decisioni che vanno in direzioni opposte, secondo le quali un legale deve versare l’IRAP, un tassista no. Nell’ordinanza n. 20499/11 la Corte ha sancito l’obbligo all’avvocato di versare l’imposta perché collaboratore di uno studio legale. Nella sentenza n. 20454/11, invece, i giudici non hanno ritenuto che il tassista dovesse versare il tributo in funzione di un lavoro svolto in proprio e con pochi mezzi. La prima ordinanza va in controtendenza rispetto alla tesi della commissione tributaria regionale secondo cui l’inserimento del legale in un contesto già predisposto e la mancanza del requisito dell’abitualità dell’esercizio di un’attività autonomamente strutturata, avrebbe comportato l’insussistenza dell’organizzazione e, quindi, del versamento.  Il ragionamento dei Supremi giudici si è basato sulla circostanza che il professionista senza l’appoggio dello studio non avrebbe potuto realizzare i propri introiti, circostanza questa che già da sola doveva indurre i giudici di merito a ritenere che il reddito prodotto non fosse stato frutto esclusivamente della professionalità del singolo. Nel caso del tassista, l’esclusione dall’IRAP è dovuta al fatto che si tratta di un’attività svolta da un piccolo imprenditore che utilizza beni strumentali minimali e strumentali all’attività, quali il mezzo di trasporto, un computer e un cellulare. Una diversa interpretazione che pone l’accento sul fatto che l’inclusione o esclusione dall’imposta necessita l’esame individuale caso per caso.

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Cassazione: le modalità di richiesta del credito da ritenute di acconto

mercoledì, settembre 14th, 2011 | Notizie Fiscali | Nessun commento

Il contribuente che dimentica di indicare le ritenute d’acconto in dichiarazione non può aspettarsi di vedersi corretta la dichiarazione dal fisco, è questa la conclusione a cui arriva la sentenza di Cassazione n. 16551/2011. Nel caso di mancata indicazione delle ritenute di acconto subite, il relativo credito d’imposta deve essere richiesto secondo le modalità e i termini stabiliti dall’art.38 del Dpr 602/73 (18 mesi dalla data di versamento).

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La Cassazione interviene sui controlli automatizzati

venerdì, settembre 9th, 2011 | Notizie Fiscali | Nessun commento

Secondo l’ordinanza n. 16983 del 4 agosto 2011, in caso di controlli automatizzati è valida la cartella di pagamento, anche se non motivata, qualora essa scaturisca direttamente dalla liquidazione della dichiarazione presentata dal contribuente, secondo quanto stabilito dall’articolo 36-bis del D.P.R. n. 600 del 1973 in tema di applicazione delle procedure di controllo automatico.

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CASSAZIONE: rischia la sospensione il notaio che non verifica la composizione di un immobile

lunedì, luglio 25th, 2011 | Lavoro | Nessun commento

Secondo la Cassazione (sentenza n. 28439/2011) il notaio che non verifica l’esatta composizione dell’immobile oggetto di compravendita rischia la sospensione dall’attività. E non è possibile ricorrere alla buona fede nel caso di un atto di compravendita che fornisca una falsa descrizione del bene in vendita o faccia passare come datate eventuali opere abusive.

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TERRITORIO: le case rurali dovranno essere iscritte in catasto

venerdì, luglio 15th, 2011 | Notizie Fiscali | Nessun commento

Secondo l’art. 7 del Dl 70/2011, le case rurali in base ai requisiti previsti dall’art. 9 del Dl 557/1993 dovranno essere iscritte nelle categorie catastali individuate dalla Cassazione, ovvero A/6 e D/10, entro il 30 settembre prossimo. L’adempimento si risolve con la presentazione di una comunicazione all’Agenzia del territorio corredata da un’autocertificazione nella quale il richiedente attesti che il fabbricato rurale rispetti da almeno cinque anni e ininterrottamente i requisiti di cui al Dl 557/93. L’Agenzia, di suo, dovrà entro il 20 novembre convalidare le autocertificazioni presentate e attribuire la categoria A6 o D10. In caso la domanda dovesse essere rifiutata (la tempistica prevede un lasso di tempo fino al 20 novembre 2012), il contribuente dovrà versare le imposte dovute nonché gli interessi e le sanzioni raddoppiate.

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PART-TIME: lavoro supplementare e trasformazione del contratto a full-time

mercoledì, luglio 6th, 2011 | Lavoro | Nessun commento

Secondo la Cassazione (sentenza n. 11905 del 30 maggio 2011) un rapporto di lavoro a tempo parziale si trasforma in contratto a tempo pieno in caso di fatti concludenti che modificano l’orario di lavoro rispetto a quanto pattuito in sede di contrattazione iniziale. Si legge: “il comportamento negoziale concludente, nel senso di modificare stabilmente l’orario di lavoro, è conseguente all’accertamento che la prestazione eccedente quella inizialmente concordata non risponda ad alcuna specifica esigenza di organizzazione del servizio, idonea a giustificare, secondo le previsioni della contrattazione collettiva, l’assegnazione di ore ulteriori rispetto a quelle negozialmente pattuite”. Non è influente il rifiuto del lavoratore alla prestazione oltre l’orario del part-time; l’effettuazione, in concreto, delle prestazioni richieste, determina l’accettazione della nuova regolamentazione, con ogni conseguente effetto obbligatorio sui contenuti negoziali del contratto iniziale.

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CASSAZIONE: il licenziamento per giustificato motivo

mercoledì, giugno 15th, 2011 | Lavoro | Nessun commento

Secondo la Cassazione (sentenza 28/3/2011, n. 7046) in caso di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, quando questo si identifica nella generica esigenza di riduzione di personale omogeneo e fungibile, non sono utilizzabili “nè il normale criterio della posizione lavorativa da sopprimere in quanto non più necessaria, nè il criterio dell’impossibilità di repechage in quanto tutte le posizioni lavorative sono equivalenti e tutti i lavoratori sono potenzialmente licenziabili”. Per individuare i criteri obiettivi secondo i dettami di correttezza e buona fede, si può fare riferimento, pur nella diversità dei rispettivi regimi, ai criteri che la legge n. 223 del 1991, articolo 5, ha dettato per i licenziamenti collettivi e, conseguentemente, prendere in considerazione in via analogica i criteri dei carichi di famiglia e dell’anzianità.

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LAVORO: iscrizione all’albo I.N.P.G.I. per i giornalisti

mercoledì, giugno 8th, 2011 | Lavoro | Nessun commento

La sentenza di Cassazione n. 3385/2011, entra nel merito del rapporto di lavoro giornalistico. In particolare asserisce che la mancanza dell’iscrizione nell’Albo dei praticanti giornalisti comporta la nullità del contratto di lavoro per violazione di legge, non sanabile con la successiva retrodatazione dell’iscrizione stessa. Tuttavia, non derivando detta nullità da illiceità dell’oggetto o della causa, non esclude che l’attività svolta conservi giuridica rilevanza ed efficacia ai sensi dell’art. 2126 del Codice Civile. Il periodo in cui il rapporto ha avuto esecuzione dà diritto al lavoratore al trattamento economico e previdenziale, ma non obbliga all’assicurazione presso l’Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti Italiani, il cui fondamento è originato dall’iscrizione all’Albo e non solo dalla natura dell’attività svolta.

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REDDITO D’IMPRESA: la ritenuta sui dividendi segue le regole dello Stato estero

giovedì, giugno 2nd, 2011 | Notizie Fiscali | Nessun commento

Secondo la sentenza di Cassazione n. 8621/2011, la ritenuta d’acconto sui dividendi e il rimborso del credito d’imposta seguono le regole della convenzione contro le doppie imposizioni con lo Stato estero. Per esempio, nel caso di società madre francese, gli utili distribuiti dalla controllata italiana  scontano una ritenuta del 5% e il credito d’imposta va rimborsato al netto di un’ulteriore trattenuta. Non è possibile cumulare due benefici: incassare i dividendi senza ritenuta e farsi rimborsare la metà del credito d’imposta.

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CASSAZIONE: il giudice di merito deve sempre motivare l’esclusione o meno all’IRAP

mercoledì, maggio 18th, 2011 | Notizie Fiscali | Nessun commento

L’ordinanza della Cassazione n. 10583 depositata ieri, 17 maggio 2011, stabilisce che il giudice di merito deve sempre motivare l’esclusione o meno all’IRAP.  Il caso parte dall’impugnazione di un imprenditore rispetto al silenzio-rifiuto dell’agenzia delle Entrate sulla richiesta di rimborso Irap. Arrivato in Cassazione i giudici hanno accolto il ricorso del contribuente. In particolare hanno ritenuto che l’accertamento delle motivazioni di esclusione dall’IRAP spetta al giudice di merito che deve con approfondita disamina logica e giuridica spiegare gli elementi da cui trae il proprio convincimento. La Corte ha fatto notare come addirittura per le imprese il requisito della autonoma organizzazione sia intrinseco alla natura stessa dell’attività svolta (art. 2082 del Codice civile) e dunque sussiste sempre il presupposto impositivo idoneo a produrre valore aggiunto prodotto. Se il giudice omette di indicare gli elementi che lo hanno portato a valutare il caso, ricorre un vizio di motivazione della sentenza, rendendo in tal modo impossibile ogni controllo sulla esattezza e sulla logicità del suo ragionamento.

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CASSAZIONE: l’assistenza fallimentare vuole il compenso agli studi professionali con la tariffa giudiziale

giovedì, maggio 12th, 2011 | PROCEDURA FALLIMENTARE | Nessun commento

La Cassazione (sentenza n. 10143/11) chiarisce che il compenso per lo studio professionale che assiste il curatore fallimentare va liquidato secondo le tariffe giudiziali e non professionali. Il caso ha preso spunto dal ricorso (rigettato) presentato da uno studio che si era visto liquidare (per assistenza fallimentare) una somma valutata del tutto inadeguata rispetto all’attività svolta, neppure vicina ai massimi di una tariffa già ritenuta datata. La Cassazione ha considerato corretta la valutazione del giudice delegato che ha qualificato l’operato dello studio come quella di coadiutore, figura disciplinata dalla legge fallimentare che integra l’attività del curatore e si configura come ausiliario del giudice; il suo compenso deve essere determinato in base alla tariffa giudiziale prevista per i periti e i consulenti tecnici e non invece sulla base della tariffa professionale che presuppone un rapporto di lavoro autonomo tra il fallimento stesso e il professionista.

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LAVORO: il congedo parentale e lo svolgimento di altra attività lavorativa

lunedì, maggio 9th, 2011 | Lavoro | Nessun commento

La Cassazione, con sentenza n. 7021 del 25 marzo 2011, chiarisce che lo svolgimento di altra attività lavorativa da parte del dipendente assente per aspettativa parentale può giustificare il recesso del datore di lavoro in relazione alla violazione dei doveri generali di correttezza e buona fede e degli specifici obblighi contrattuali di diligenza e fedeltà.
La fattispecie si configura solo ove l’attività lavorativa svolta dal dipendente possa rientrare in qualificate prestazioni connotate dall’utilizzo del bagaglio professionale acquisito con il datore di lavoro.

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CASSAZIONE: un piccolo ritardo del pagamento non fa decadere l’accertamento con adesione

lunedì, aprile 18th, 2011 | Notizie Fiscali | Nessun commento

La sentenza di Cassazione n. 6905/11 chiarisce che non si decade dall’accertamento con adesione se il contribuente effettua il pagamento con due giorni di ritardo rispetto al termine concordato. Il lieve ritardo mantiene comunque l’interesse attuale e concreto dell’amministrazione al perfezionamento dell’adesione in base ai principi di efficacia, efficienza ed economicità dell’azione amministrativa. La vicenda risale al 1996, quando due contribuenti avevano optato per l’accertamento con adesione contro un avviso di accertamento IRPEF e uno di rettifica IVA. La Ctp appoggiava quanto sostenuto dall’amministrazione in merito al fatto che il versamento in ritardo dovesse far decadere il contribuente dal beneficio. I giudici della commissione regionale, invece, in primo luogo hanno eccepito la mancanza della data certa all’atto di adesione, che se pur ci fosse stata non avrebbe fatto decadere il contribuente dall’istituto perché l’art. 9 del Dlgs 218/1997 non prevede una sanzione espressa di nullità per una simile circostanza. Su questa stregua la Corte ha ritenuto che il lieve ritardo di per sè non fosse sufficiente a decretare l’illegittimità dell’istituto, come pure la mancanza della data di stipulazione dell’atto di adesione e la mancata contestazione dall’amministrazione; fatti per i quali la vicenda non poteva risolversi a favore dell’ufficio.

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CASSAZIONE: accertamento di rapporto subordinato e determinazione della retribuzione

giovedì, aprile 14th, 2011 | Lavoro | Nessun commento

Secondo la sentenza di Cassazione (n. 5552 del 9 marzo 2011), accertata in giudizio l’esistenza di un rapporto di lavoro subordinato contro la qualificazione del rapporto inquadrato in modo autonomo dalle parti, in base al principio dell’assorbimento, ai fini della determinazione del trattamento economico dovuto si deve considerare nel suo complesso quanto in concreto sia stato già corrisposto al lavoratore, e porlo a raffronto con il trattamento minimo dipendente dalla corretta qualificazione del rapporto. Detto principio non comporta, tuttavia, che, ove si accerti che il compenso pattuito dalle parti era superiore a quello minimo previsto dal contratto collettivo, il lavoratore debba necessariamente restituire tale eccedenza, ove ciò sia richiesto dal datore di lavoro.

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CONTRIBUTI PREVIDENZIALI: il concordato fatto dal professionista limita le pretese della Cassa sul maggior reddito

giovedì, aprile 14th, 2011 | Lavoro | Nessun commento

L’adesione al concordato fiscale preventivo biennale da parte di un professionista, e i suoi effetti sulla posizione contributiva sono al centro dalla sentenza 8464/11 della Cassazione, Sezione Lavoro. Il caso riguarda un commercialista che aveva impugnato i comunicati emessi nell’estate del 2004 dalla Cassa professionale. Nei comunicati veniva esposto dall’Istituto di non volersi attenere all’esito dei concordati per quantificare il dovuto degli iscritti. In particolare, il commercialista chiedeva di applicare anche alla Cassa la disposizione (art. 33 legge 326/2003) secondo cui “sul reddito che eccede quello minimo determinato secondo le modalità di cui al comma 4 non sono dovuti contributi previdenziali per la parte eccedente il minimale reddituale”. La Cassa controbatteva rigettando la domanda e riservandosi la possibilità di recuperare i contributi non versati dal ricorrente. Secondo la Corte, “le conseguenze dell’infedele comunicazione derivano dalla legge e, come tali, vincolano anche l’Ente previdenziale”. La controversia si concluderà ora in Appello a Torino che dovrà definire l’esito.

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CASSAZIONE: le “vecchie” parcelle non danno diritto alla pre-deduzione IVA

mercoledì, aprile 13th, 2011 | PROCEDURA FALLIMENTARE | Nessun commento

La sentenza della Cassazione (n. 8222 depositata ieri 11 aprile 2011) conferma il principio secondo il quale la prestazione professionale resa nei confronti di un soggetto successivamente fallito non consente la rivalsa dell’Iva in pre-deduzione. Secondo la Corte è necessario verificare se il credito vantato rientri o meno nei cosiddetti crediti di massa da soddisfare in pre-deduzione. Fino alle modifiche alla normativa fallimentare, detti crediti si individuano tra quelli sorti nei confronti della gestione del fallimento come spesa o come credito di amministrazione o, anche, come credito inerente all’esercizio provvisorio dell’impresa. La sentenza sottolinea che il profilo determinante non è l’elemento temporale ma quello funzionale, se sono, cioè, riferiti a costi assunti nell’interesse dei creditori concorsuali per il conseguimento degli scopi dell’esecuzione collettiva. L’emissione della parcella all’atto della ricezione del pagamento è solo una facoltà riconosciuta al prestatore di servizi, che può anche scegliere di fatturare, registrando la relativa imposta, al momento della prestazione del servizio. Essendo tale, non sposta in avanti il momento del credito di rivalsa e, comunque, non lo trasforma in credito di massa in caso di fallimento del debitore.

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CASSAZIONE: l’imposta di registro si riscuote soltanto con il ruolo

martedì, marzo 22nd, 2011 | Notizie Fiscali | Nessun commento

Secondo la sentenza di Cassazione n. 3956/11, l’imposta di registro contenuta negli atti di rettifica divenuti definitivi si riscuote con il ruolo e non con gli avvisi di liquidazione, con la conseguenza che i tempi a disposizione per la riscossione sono più brevi e, se non rispettati, fanno decadere la pretesa erariale.. Il caso prende origine da un contenzioso contro l’allora ufficio del registro relativo a un avviso di rettifica per registro e Invim. Il ricorso veniva rigettato dalla Ctp nel 1998, diventando definitivo nel 1999 per mancato appello dei ricorrenti; l’avviso di liquidazione, invece, era notificato nel 2002. Avverso detta notifica i contribuenti ricorrevano in Ctp per contestare modalità e tempi della riscossione. A loro avviso, il ruolo si sarebbe dovuto formare entro il 31 dicembre 2001 (secondo anno) e non l’anno dopo (terzo anno). Questa tesi veniva però rigettata dalla Ctp mentre la Ctr dava ragione ai contribuenti. A questo punto, l’amministrazione finanziaria ricorreva in cassazione, che, però, confermava il giudizio di secondo grado sia sulla corretta identificazione del tipo di atto da utilizzare per la riscossione sia per i termini applicabili. Nella sentenza citata, la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso per formazione di giudicato esterno. Il ruolo era stato formato sulla scorta della prima sentenza che la Commissione tributaria provinciale competente aveva reso nel 2003 confermando la legittimità dell’avviso di liquidazione; il ruolo, però, risultava essere illegittimo in quanto, nel frattempo, il collegio tributario d’appello aveva annullato l’avviso di liquidazione, che era il presupposto su cui il fisco aveva proceduto all’iscrizione.

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