POCHE IDEE CON SCAMPOLI DI FINE PRIMAVERA
Sono felice per il nostro governatore M. Draghi e lo sono, altresì, per il ruolo che andrà ad assumere alla guida della Banca Centrale Europea, anche se perderemo un bravo economista che non potrà più svolgere quel ruolo di pungolo, di stimolo, a livello locale, verso i nostri governanti e verso noi stessi, suoi attenti lettori.
M. Draghi lascia dopo un periodo di cinque anni ricordando, nel suo ultimo intervento, lo stato di necessità della nostra economia.
Ripropone, nel suo discorso, quanto sia urgente che il governo vari una manovra di struttura perché si deve tornare a crescere. E perché ciò accada, è necessario fare dei tagli alla spesa e che il fisco sia meno pesante per le famiglie e le imprese.
La domanda che correntemente, la nostra generazione continua a porsi è: quale Paese lasceremo ai nostri figli?
La preoccupazione principale va alla stentata crescita. Prendiamo in considerazione i dati diffusi dall’Istat alla Camera dei deputati, per capire l’urgenza di alcune scelte: dal 2001 al 2010 il nostro Paese presenta una performance di crescita, peggiore tra tutti i paesi dell’Unione europea. L’Istat ha definito l’Italia il “fanalino di coda nell’Ue per la crescita”, con un tasso medio annuo di appena lo 0,2 per cento contro l’1,3 registrato dall’Ue e l’1,1 dell’Uem.
Nel documento si legge che ”la crisi ha portato indietro le lancette della crescita di ben 35 trimestri, quasi dieci anni”, e l’attuale “moderata ripresa” ne ha fatti recuperare ancora solo tredici.
Anche l’inflazione continua a crescere: nella media dell’anno scorso l’aumento è stato dell’1,5 per cento, sette decimi di punto in più rispetto al 2009. Nell’anno in corso la tendenza sembra restare in rialzo. Per l’Istat, nei primi mesi del 2011, fino ad aprile, il tasso d’inflazione è aumentato al 2,6 per cento. Un terzo della risalita, secondo l’istituto, è dovuto alla sola componente energetica. Unica nota positiva contenuta nel rapporto: “A differenza di molte economie europee”, l’Italia non ha avuto bisogno durante la crisi “d’interventi di salvataggio del sistema finanziario”. La situazione economica ha portato un italiano su quattro - il 24,7 per cento della popolazione, circa 15 milioni di persone – a “sperimentare il rischio di povertà o di esclusione sociale”. Un valore superiore alla media europea, che è del 23,1 per cento. Così una famiglia italiana su dieci è in arretrato nei pagamenti del mutuo o delle bollette, e quattro su dieci non si possono permettere una settimana di vacanza lontano da casa.
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