UN MONDO NELLE MANI DELLA SPECULAZIONE: RIMANERE “FREDDI”, ATTENTI AI MERCATI E’ D’OBBLIGO. GUAI A NOI CONTRIBUIRE AD ALIMENTARE IL PANICO MA PER L’ITALIA, MENO CARTA MONETA IN CIRCOLAZIONE, MENO SOMMERSO, PIU’ TRANSAZIONI BANCARIE: LE NUOVE REGOLE PER CAMBIARE IL VOLTO AL MERCATO

lunedì, agosto 8th, 2011 | Articoli a pagamento

Anch’io, come altri, sono rimasto colpito dall’articolo del direttore de “Il Sole 24 Ore” di sabato 30 luglio.

Certamente non siamo in una fase analoga  al 2008, dove persisteva la fuga dai depositi bancari.

Se c’è un problema che oggi è sotto “tiro” della speculazione, è l’interbancario.

A livello mondiale  stiamo assistendo ad una situazione pesante e “l’occhio vigile” si rende più che mai opportuno. A Venezia, la mia città, “l’occhio vigile” è il ponte di Rialto, che si limita ad osservare e controllare il traffico anche di natura commerciale nel Canal Grande, considerando, che nel passato, erano imperanti nel Canal Grande,  tre centri importanti quali il Fondaco dei Tedeschi, dei Persiani e dei Turchi, ma è ben altra cosa dalla vigilanza attuale dell’economia globale.

L’elemento cardine americano da monitorare costantemente è il Money Market Fund,  ma soprattutto la capacità e la velocità di questi fondi di vendere i titoli sovrani che detengono.

E loro, i fondi, sono  la parte debole di un sistema finanziario mondiale e la vera ossessione/oppressione di milioni di investitori i quali, se dovessero chiedere la restituzione del capitale investito (i soldi investiti in titoli di Stato), i fondi non sarebbero in grado, se non parzialmente, di fronteggiare tale richiesta, perché hanno fatto provvista, liberandosi (cedendo a terzi soggetti) dei titoli pubblici sovrani dei Paesi deboli economicamente, rendendo il panorama al quanto incerto e precario sotto il profilo del rating ma anche del default.

Nell’ambito italiano, il differenziale tra i tassi di interesse dei nostri titoli di Stato e quello dei bund tedeschi  è talmente elevato, da far pensare ad una raccolta, da parte del M.E.F. – Tesoro – consistente, da qui a fine anno, per evitare che lo Stato metta in vendita sia il proprio che il nostro patrimonio (contribuenti investitori).

La prima cosa da evitare è di consegnare il nostro Paese nelle mani della speculazione, dimostrando ai mercati e agli investitori, che il nostro, è un Paese tutt’altro che fragile e ancorché oppresso dal forte indebitamento e da una flebile crescita, è unito politicamente e quindi saldo nei suoi fondamentali.

E’ di questi giorni il messaggio unitario lanciato, dalle forze imprenditoriali e dal sindacato, di una forte discontinuità in politica economica, con un cambio di direzione politica.

E oggi, più che mai, c’è l’esigenza di essere rappresentati in modo autorevole per evitare che la speculazione abbia il sopravvento.

Siamo in una situazione, l’attuale,  dove la questione morale è diventata l’elemento centrale della vita quotidiana.  La caduta palese e diretta di stile, di etica, di moralità è un segnale negativo di fronte all’opinione pubblica italiana e mondiale, e la testimonianza più eclatante è rappresentata dall’iniziativa giornaliera della magistratura inquirente ma anche di quella indagante: in Italia abbiamo la nuova inchiesta P 4, le sempre presenti querelle del Presidente del Consiglio, del ministro Romano, dell’on. Milanese, del ministro Tremonti, del giudice Capaldo, dell’ex Capo di Stato Maggiore della Guardia di Finanza, gen. Michele Adinolfi. Sul fronte dell’opposizione il caso Penati, con le reazioni dure da parte del PD e l’autosospensione dagli incarichi di partito.

Rimane sempre vivo, il messaggio/monito lanciato da Enrico Berlinguer sulla questione morale e ricordo l’intervista del 28 luglio 1981, rilasciata al quotidiano “La Repubblica”, dove  denunciò apertamente l’«occupazione dello Stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti». Ora se traslatiamo quel pensiero nel contemporaneo, si può certamente affermare che il tema, non solo sia molto attuale, ma soprattutto, se non affrontato tempestivamente, possa minare l’attendibilità dello Stato, già indebolito dalla precaria situazione economica interna, e già preda della speculazione.

Serve, quindi, un cambio di passo per dare maggior incisività all’azione del governo sull’economia.

Ma per far questo, serve anche un esecutivo all’altezza del compito, dando autorevolezza e prestigio alla gestione del compito da affrontare.

Solo attraverso una nuova aggregazione, in grado di anteporre il nostro Paese alle singole idealità (ammesso che si possa ancora parlare di idealità), e in grado di apportare quelle modifiche alla manovra da 47 miliardi, appena approvata. Allora e solo allora, potremo parlare di rimettere in gioco il nostro sistema.

Se si deve spingere l’economia a una crescita reale immediata e di lungo respiro, è opportuno tutelare le fasce più deboli economicamente, anche per garantire continuità ai consumi.

Nell’attuale situazione, assistiamo al progressivo ridimensionamento della middle class – new low, al suo progressivo impoverimento, e alla lenta ma costante scomparsa,  per aggregarsi, economicamente, alle classi più povere e con meno risorse finanziarie.

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