Le famiglie e la crisi: peggiora la liquidità, diminuiscono i consumi. Quali prospettive? Proposte

lunedì, agosto 16th, 2010 | Articoli a pagamento

Con un report dell’8 aprile 2010, l’Istat illustra la situazione economica delle famiglie italiane.

Nell’analisi fa una distinzione del settore delle famiglie, suddividendole in  “famiglie consumatricifamiglie produttrici (imprese individuali, società semplici fino a cinque addetti e liberi professionisti) e le istituzioni senza scopo di lucro al servizio delle famiglie”.

Ne consegue che i dati sul risparmio e sul reddito disponibile lordo delle famiglie, sono alterati dai risultati economici delle piccole imprese mentre la spesa per consumi finali delle famiglie include anche i beni e servizi offerti, gratuitamente o a prezzi non significativi, dalle istituzioni senza scopo di lucro al servizio delle famiglie.

Per ciò che attiene al settore delle società non finanziarie,  comprende tutte “le società di persone e di capitale e le imprese individuali con oltre 5 addetti che svolgono la loro attività nei settori diversi da quelli finanziari”.

Si deve tener presente che gli Istituti di Crediti in generale, ma in questo periodo in particolare, sono all’affannosa ricerca di clientela che abbia risorse finanziarie disponibili e quindi sono fortemente attratte dalle operazioni di raccolta piuttosto che colloquiare con un mercato, con una piccola impresa in forte tensione.

Infatti, il settore attualmente fortemente colpito dal sistema bancario è quello immobiliare quando, invece, dovrebbe renderlo più governato, più ragionato, più credibile. Favorire il settore dell’edilizia si incentivano anche gli investimenti familiari.

Se la disamina economica generale mette in evidenza che i precari e i lavoratori a tempo determinato presentano stanno aumentando, è dovere di tutti cercare di arginare una simile situazione, possibilmente capovolgendola.

Se il mercato dell’edilizia si struttura per realizzare attività produttive, tese a garantire nuovi livelli occupazionali, abbiamo il dovere di favorire il nuovo start up, considerando che per alcune zone ci sono incentivi/aiuti europei in conto capitale pari al 40% dei costi di realizzo dell’opera, a fronte di un protocollo d’intesa con il governo su garanzie occupazionali.

Se il mercato dell’edilizia si occupa della realizzazione di nuova residenza a prezzi calmierati, abbiamo l’obbligo di incentivarla, anche con l’intervento pubblico a titolo di impegno, attraverso lo strumento pianificatorio di ammortamenti finanziari a lungo periodo tali, da non produrre tensioni di liquidità familiare.

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