LE BANCHE DEVONO FAVORIRE L’ACCESSO AL CREDITO ALLE PICCOLE E MEDIE IMPRESE
Il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, all’assemblea dell’A.B.I. dell’11 luglio 2010, ha eseguito delle considerazioni economiche e finanziarie, di merito, che cercherò di sintetizzare, fornendo anche un mio contributo, ad un quadro generale della crisi attuale, che colpisce il mondo in modo differente, così come diversa, anche per tempistica, si sta dimostrando la ripresa anche per il nostro Paese.
L’economia mondiale presenta una crescita disomogenea che il Fondo Monetario Internazionale stima, per il 2010 e 2011, in egual misura, sul 4,5% di cui una parametrazione tra l’8-10% a favore dei Paesi emergenti e all’incirca dell’1% per l’Eurozona. Ed è proprio quest’ultimo dato a preoccupare, in quanto la crescita, che è condotta dall’aumento del commercio internazionale, presenta effetti organici di profonda incertezza sulla domanda interna, alla volatilità dei mercati finanziari dovuta esclusivamente alla loro fragilità di fronte alle incognite rappresentate dai fondi sovrani, alla preoccupazione di fenomeni inflazionistici nelle economie emergenti.
Il nostro Paese, in questa fase, è favorito della positività degli scambi, al punto che, nel Bollettino della Banca d’Italia, per il biennio 2010-2011, si presenta una quantità di esportazioni in aumento rispettivamente del 9% e del 5%, mentre rimangono flebili i consumi e gli investimenti, a causa della mancata crescita dei redditi reali e delle incerte prospettive dei tassi di incremento occupazionale.
E’ evidente che in una simile situazione diventa prioritario, l’avvio di procedure tese a riequilibrare i conti pubblici e la ripresa produrrà positività solo ed esclusivamente se la politica di risanamento aiuterà a diminuire gli spread sui titoli sovrani, che spesso costituiscono il benchmark (ovvero il parametro di riferimento per la valutazione del rischio di un tipo di investimento), per la determinazione del costo del credito da parte delle banche anche perché nei loro bilanci insiste ancora un fondamento di incertezza su investimenti esteri fatti, per mera speculazione, che se non sarà eliminato, le difficoltà di provvista continueranno e con ciò proseguirà l’asfissia di credito alle piccole e medie imprese.
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