IL DEBITO PUBBLICO ITALIANO, UNA RIPRESA TROPPO LENTA: PIU’ RIFORME E MENO PAROLE

domenica, maggio 29th, 2011 | Articoli a pagamento

E’ di recente la comunicazione dell’OCSE di mettere sotto osservazione il debito italiano.

In relazione a quanto apparso sulla stampa, l’OCSE ha rivisto la sua stima, che nel nostro Paese dovrebbe salire dal 119,1% del 2010 al 121,1% del 2011, per tornare a scendere nel 2012, la cui stima prevista è pari al 120,5%. Inoltre L’OCSE ha rivisto anche la stima del rapporto deficit/Pil, che dovrebbe attestarsi al 3,9% nel 2011 e al 2,6% il prossimo esercizio.
Infine l’inflazione dovrebbe accelerare al punto che, prevede un tasso di crescita dei prezzi del 2,4% per l’esercizio in corso, dell’1,6% per il 2011, con una riduzione del tasso di crescita nel 2012 attestandola attorno all’1,7%.

Di fronte ad un simile quadro economico che donata la debole crescita italiana rispetto agli altri Paesi europei e l’incertezza di riforme strutturali, Standard & Poor’s lascia invariato il rating ad A+ ma taglia l’outlook da stabile a negativo.

Nel rapporto dell’OCSE si legge che in Italia la capacità di ripresa è lenta e il suo miglioramento appare incerto. In questa situazione sarebbe opportuno rafforzare la crescita considerando la sua difficoltà, manifestata nel periodo ante crisi.

Quindi, le priorità sono essenzialmente due: avviare una politica di riforme strutturali, propedeutiche a uno sviluppo più sostenuto; realizzare una politica fiscale compatibile con il periodo di crisi, determinando gettiti certi mediante aliquote tese a far emergere il sommerso.

Come indica l’OCSE, le politiche fiscali devono avere l’obiettivo del “consolidamento nel breve periodo per garantire la sostenibilità nel lungo”. Ed è questa la ricetta per riportare, tra il 2013-2014, il PIL italiano ai livelli pre-crisi.

Come già indicato dal governatore della Banca d’Italia M. Draghi, le politiche strutturali e riformatrici, con una riduzione della pressione fiscale, attraverso anche la riforma tributaria divenuta, ormai improrogabile, devono essere i punti fermi per una nuova politica di sviluppo. Il tutto accompagnato dal completamento delle politiche di liberalizzazione anche nel settore nei servizi pubblici locali e trasporti.

Un altro aspetto prioritario è che la pubblica amministrazione sia strutturata sulla base dei costi standard, in luogo della spesa storica, con un livello di efficienza tale da ridurre i tempi di attesa i cui costi gravano esclusivamente sul contribuente. Sotto questo profilo, è arcinoto come uno degli elementi di maggiore criticità sia rappresentato dal difficile e costoso rapporto con la pubblica amministrazione. A tal proposito si deve ricordare che il tessuto economico del nostro Paese è rappresentato per il 95% dalla piccola e media impresa, che assorbe circa l’80% dell’occupazione e  concorre a realizzare il 70% della ricchezza nazionale. Purtroppo, invece di stimolare questo intero comparto con incentivi e agevolazioni, garantendo il giusto equilibrio costi sostenuti e tassazione adeguata, assistiamo a una sempre più marcata “aggressione” che comporta carichi e dispendi di energie notevoli.

Questo post è protetto da password. Per leggerlo inserire la password qui sotto:


Inserire la propria password per visualizzare i commenti