Crisi continua: i dati non sono un contradditorio ma una contraddizione

domenica, luglio 25th, 2010 | Notizie Fiscali

Il 23 luglio, l’Istat ha pubblicato i dati sulle vendite in Italia.

Sarà anche un dato parziale, maggio 2010 sul corrispondente dato 2009, ma a me preoccupa e non poco. Soprattutto se lo confrontiamo con i risultati degli stress test, resi noti, lo stesso giorno, dove si rileva che il nostro sistema bancario e un sistema che regge bene la crisi, ha liquidità, è patrimonializzato. Insomma, la crisi c’è ma, secondo i nostri valutatori può essere affrontata in modo autorevole. Quasi in “pompa magna”.

Se questo è il quadro, allora perché preoccuparsi tanto? Andiamo per punti.

La disoccupazione aumenta e non solo nel nostro Paese. Il nostro dato, tra l’altro, è fortemente mitigato alla Cassa Integrazione, ma è un dato elevato. Come è stato rilevato dall’Ocse, nell’ultimo anno, la disoccupazione è cresciuta di 17 milioni di unità. L’incidenza maggiore è sui giovani, nella fascia di età tra i 16 e i 30 anni, e le ricadute, come sempre, sui più deboli.

Come è stato osservato dall’Istat, nel primo trimestre 2010, il numero degli occupati in Italia è di 22.758.000 unità, con una diminuzione rispetto allo stesso periodo 2009, dello 0,9% pari 208.000 unità. Il dato sulla riduzione di occupazione dei dipendenti a tempo indeterminato viene mitigato dal dato che l’incremento della disoccupazione si contiene per coloro che hanno un contratto a tempo determinato o per gli occupati ad orario ridotto.

Il tasso di occupazione, fonte Istat primo trimestre 2010, è del 56,6% mentre le persone che cercano lavoro sono 2.273.000 di unità, con un incremento di 291.000 unità pari al 14,7% sullo stesso periodo del 2009. Un altro elemento che ritengo molto importante è che l’aumento della disoccupazione si verifica nel centro-nord e tra le persone che hanno perso il posto di lavoro. Insiste, in controtendenza, un leggero aumento della popolazione “inattiva” ovvero quelle persone che non fanno parte delle forze di lavoro, cioè quelle non classificate come occupate o in cerca di occupazione e che riguardano essenzialmente la fascia di soggetti stranieri, laddove si riscontra un incremento di 85.000 unità.

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