PROCEDURA FALLIMENTARE

Cassazione: il Fisco non può disporre dei beni del fallito in merito al credito IVA

martedì, gennaio 10th, 2012 | Notizie Fiscali, PROCEDURA FALLIMENTARE, Sentenze | Nessun commento

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 29565 del 29 dicembre 2011, si è espressa contro l’Agenzia delle entrate in merito al fermo amministrativo sui beni del fallito, ed in particolare riguardo al credito IVA che l’azienda vanta nei confronti dell’amministrazione. L’adozione della misura cautelare risulta incompatibile con il divieto dell’art. 51 della Legge Fallimentare perché, fermando una parte del patrimonio del fallito, la sottrae alla massa destinata alla soddisfazione dei creditori concorsuali, in vista di una futura ed eventuale compensazione con l’Amministrazione.

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Pec esclusa per le società in fallimento

venerdì, novembre 25th, 2011 | Notizie Fiscali, PROCEDURA FALLIMENTARE | Nessun commento

Il Ministero dello Sviluppo economico, nella circolare 223761 diffusa ieri, fornisce un importante chiarimento in merito alla comunicazione Pec da fare al Registro imprese entro il prossimo 29 novembre. La specifica riguarda le società in fallimento che non sono obbligate a comunicare il proprio indirizzo di posta elettronica certificata al Registro delle imprese entro la scadenza indicata. Il curatore, se interessato a iscrivere la casella Pec della società da lui curata, può presentare la domanda alla Camera di commercio competente e indicare, a questo scopo, il proprio indirizzo Pec. L’intervento del Ministero tocca anche i concordati. Si legge: per i “concordati preventivi nella fase che precede l’omologa e per quelli non liquidatori o in prosecuzione dell’attività”, poiché in questi casi la gestione della società rimane in capo agli amministratori, vale la regola generale stabilita dal Dl 185/08, la comunicazione spetta al legale rappresentante della società “che potrà indicare un autonomo indirizzo di posta certificata”. Il legale rappresentante potrà anche incaricare un professionista di procedere alla comunicazione. Per i “concordati liquidatori nella fase post-omologa, atteso che in questi casi la gestione passa al liquidatore, l’adempimento spetterà a quest’ultimo, ferma restando la possibilità, per lo stesso, di indicare il proprio indirizzo di posta elettronica certificata”.

Soluzione soft per le crisi delle piccole imprese e default familiari

mercoledì, novembre 2nd, 2011 | Notizie Fiscali, PROCEDURA FALLIMENTARE | Nessun commento

Concordato per le mini-aziende, lo prevede un disegno di legge che inaugura una nuova formula di intesa tra debitore e creditore. Le nuove norme si applicheranno alle piccole imprese al di sotto delle soglie delle procedure fallimentari. Il provvedimento è stato approvato dalla commissione Giustizia della Camera, in sede legislativa, tornerà ora al Senato, dove aveva già ricevuto un voto positivo. L’accordo per la ristrutturazione dei debiti può essere proposto dal debitore, impresa o capofamiglia, ai creditori, sulla base di un piano che deve prevedere il pagamento regolare, anche entro un anno di tempo, integrale dei crediti privilegiati e di chi non aderisce. Obbligatoria la previsione di scadenze e modalità di pagamento. Possibile anche la cessione di redditi futuri. Se il patrimonio è insufficiente, altri soggetti potranno farsi carico di prestare una garanzia con propri redditi e beni.

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Secondo la Corte di Cassazione in caso di insinuazione al passivo anche per le Entrate i termini sono perentori

martedì, ottobre 18th, 2011 | Notizie Fiscali, PROCEDURA FALLIMENTARE | Nessun commento

L’ordinanza n. 20910/2011 della Corte di Cassazione asserisce che, in caso di passivo fallimentare, l’Amministrazione Finanziaria non ha un percorso privilegiato per recuperare i suoi crediti: l’insinuazione al passivo deve rispettare il termine ordinario di un anno senza che possa addurre come scusanti i tempi più ampi a disposizione per la formazione dei ruoli e l’emissione delle cartelle. Per la Cassazione “la non imputabilità del ritardo nella presentazione dell’istanza prevista dall’art. 101 della legge fallimentare non può valutarsi pressoché esclusivamente in relazione alla scusabile non conoscenza della procedura fallimentare”. Si possono verificare casi in cui il creditore, anche se consapevole dell’avvenuta dichiarazione di fallimento, si trova nell’impossibilità, per cause di forza maggiore, di presentare l’insinuazione al passivo tempestiva o tardiva che sia, ma sono sempre situazioni particolari
che vanno valutate caso per caso.

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Diritto fallimentare: l’imprenditore in grave crisi deve chiedere il fallimento

sabato, settembre 3rd, 2011 | PROCEDURA FALLIMENTARE | Nessun commento

La Corte di Cassazione – sentenza n. 32899/10 – attesta che l’imprenditore in stato di grave crisi aziendale irreversibile ha il dovere di chiederne il fallimento. Diversamente rischia la bancarotta semplice. E’ errato continuare a perseverare su di un’attività improduttiva, potrebbe essere vista come una “macchinazione” e quindi passibile della condanna per bancarotta.

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CRISI AZIENDALI: il fallimento può attendere sei mesi

domenica, agosto 7th, 2011 | PROCEDURA FALLIMENTARE | Nessun commento

Il Dl 70/2011 ha introdotto alcune novità nella disciplina dell’amministrazione straordinaria. In particolare sono previsti sei mesi di tempo prima di procedere con il fallimento dell’impresa in crisi. In pratica, nei casi in cui per le procedure di amministrazione straordinaria non è ancora stata avviata la chiusura, entro 120 giorni dalla data di entrata in vigore del provvedimento i commissari liquidatori sono chiamati a pubblicare un invito per la ricerca di terzi assuntori di concordati che possano essere proposti ai creditori. Agli investitori che decidono di farsi carico non della singola società ma dell’intero gruppo in difficoltà viene riconosciuta preferenza alle proposte che dovessero interessare tutte le società del gruppo poste in amministrazione straordinaria. Qualora, entro sei mesi dal completamento della procedura di pubblicazione dell’invito, non venga individuato alcun assuntore, il commissario liquidatore deve chiedere la conversione della procedura in fallimento.

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CASSAZIONE: l’assistenza fallimentare vuole il compenso agli studi professionali con la tariffa giudiziale

giovedì, maggio 12th, 2011 | PROCEDURA FALLIMENTARE | Nessun commento

La Cassazione (sentenza n. 10143/11) chiarisce che il compenso per lo studio professionale che assiste il curatore fallimentare va liquidato secondo le tariffe giudiziali e non professionali. Il caso ha preso spunto dal ricorso (rigettato) presentato da uno studio che si era visto liquidare (per assistenza fallimentare) una somma valutata del tutto inadeguata rispetto all’attività svolta, neppure vicina ai massimi di una tariffa già ritenuta datata. La Cassazione ha considerato corretta la valutazione del giudice delegato che ha qualificato l’operato dello studio come quella di coadiutore, figura disciplinata dalla legge fallimentare che integra l’attività del curatore e si configura come ausiliario del giudice; il suo compenso deve essere determinato in base alla tariffa giudiziale prevista per i periti e i consulenti tecnici e non invece sulla base della tariffa professionale che presuppone un rapporto di lavoro autonomo tra il fallimento stesso e il professionista.

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CASSAZIONE: le “vecchie” parcelle non danno diritto alla pre-deduzione IVA

mercoledì, aprile 13th, 2011 | PROCEDURA FALLIMENTARE | Nessun commento

La sentenza della Cassazione (n. 8222 depositata ieri 11 aprile 2011) conferma il principio secondo il quale la prestazione professionale resa nei confronti di un soggetto successivamente fallito non consente la rivalsa dell’Iva in pre-deduzione. Secondo la Corte è necessario verificare se il credito vantato rientri o meno nei cosiddetti crediti di massa da soddisfare in pre-deduzione. Fino alle modifiche alla normativa fallimentare, detti crediti si individuano tra quelli sorti nei confronti della gestione del fallimento come spesa o come credito di amministrazione o, anche, come credito inerente all’esercizio provvisorio dell’impresa. La sentenza sottolinea che il profilo determinante non è l’elemento temporale ma quello funzionale, se sono, cioè, riferiti a costi assunti nell’interesse dei creditori concorsuali per il conseguimento degli scopi dell’esecuzione collettiva. L’emissione della parcella all’atto della ricezione del pagamento è solo una facoltà riconosciuta al prestatore di servizi, che può anche scegliere di fatturare, registrando la relativa imposta, al momento della prestazione del servizio. Essendo tale, non sposta in avanti il momento del credito di rivalsa e, comunque, non lo trasforma in credito di massa in caso di fallimento del debitore.

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MANOVRA CORRETTIVA: tempi stretti per i fallimenti

sabato, giugno 5th, 2010 | PROCEDURA FALLIMENTARE | Nessun commento

La manovra correttiva (art. 29, comma 5, DL n. 78/2010) stabilisce che il curatore fallimentare, dal momento in cui accetta l’incarico, ha 15 giorni di tempo per inviare per via telematica i dati della procedura, mediante il modello di comunicazione unica. Sono introdotte, inoltre, nuove disposizioni in merito: alla deducibilità dei crediti relativi a prestiti e/o finanziamenti che l’impresa ha ottenuto da parte di banche o intermediari finanziari in esecuzione di un concordato preventivo o di accordi di ristrutturazione dei debiti, purché omologati. Sono anche annoverabili i finanziamenti dei soci entro il limite dell’80% del relativo ammontare (prestiti ponte), i crediti vantati dai professionisti per le perizie utili ai fini delle procedure concorsuali; al divieto di inizio o proseguimento di azioni cautelari o esecutive nel corso delle procedure di concordato preventivo o accordi di ristrutturazione dei debiti in seguito a istanza dell’imprenditore. Ora è necessario accompagnare l’istanza da una dichiarazione dello stesso imprenditore attestante la sussistenza di trattative con i creditori (per almeno il 60% dei crediti) e dalla dichiarazione di un professionista sulla presenza delle condizioni necessarie per assicurare anche il pagamento dei creditori che non hanno preso parte alla trattativa o che non hanno acconsentito.

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CASSAZIONE: bancarotta fraudolenta per il professionista componente del collegio sindacale

mercoledì, maggio 26th, 2010 | PROCEDURA FALLIMENTARE, Sentenze | Nessun commento

La quinta sezione penale della Corte di Cassazione – sentenza n. 19545 del 24 maggio 2010 – ha confermato il giudizio del Tribunale e della Corte d’appello, che avevano condannato per bancarotta fraudolenta un commercialista facente parte di un collegio sindacale in un’azienda che, nel suo ruolo di “guida tecnica” delle operazioni, aveva organizzato i trasferimenti dei beni di massimo valore a un’altra azienda, mentre la sua impresa falliva. L’operazione è considerata frode, vista l’opera di distrazione dei beni. Ancora una volta un intervento a carico del commercialista da parte della Cassazione; altre sentenze avevano condannato professionisti e aziende assistite, come la n. 9916/2010, dove la terza sezione civile ha condannato il commercialista a pagare al cliente la metà delle sanzioni fiscali per aver inserito costi non documentati e non inerenti all’anno d’imposta (ne avevamo parlato giorni scorsi), e la n. 37/2010 nella quale la Cassazione ha precisato che il commercialista che non versa al Fisco i soldi dei clienti deve pagare le imposte come redditi diversi.

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